Momenti del Podcast

00:04 Introduzione

I mandorli della Casa

La Casa dei Mandorli prende il nome da centinaia di mandorli che abitano il grande giardino terrazzato, piantumati dal precedente proprietario che voleva che la Casa in primavera fosse circondata da soffici nuvole bianche.
“Stamattina ho visto un mare vaporoso d’aria che saliva fino a coprire i mandorli del giardino. Sono uscito e il paesaggio era nascosto sotto questa bambagia umida” - “Conto i giorni per far arrivare la primavera e mettermi a guardare la fioritura degli alberi”. E ancora: “I mandorli attorno casa che si arrampicano fino ai ruderi del castello dei Malatesta sono così pieni di fiori che io e mia moglie siamo saliti per mettere la testa dentro la chioma profumata dell'albero più basso. Ci ha investito un ronzio assordante”. Così il Maestro parla dei mandorli che circondano la casa, veri abitanti del giardino e protagonisti importanti della vita e delle riflessioni del Poeta che di essi ha raccontato lungamente in varie sue opere.
La stessa intitolazione della Casa, li pone al centro di questo piccolo paradiso, che gode di un microclima che gli permette appunto di ospitare questa specie che solitamente rifugge le basse temperature, la neve e il clima troppo rigido che caratterizza l’Appennino mentre qui, nel grande giardino terrazzato addossato al Roccione sembra che abbiano trovato il loro eden. E così, oltre a caratterizzare un giardino, essi divengono compagni per Tonino, che li osserva nel ciclo delle stagioni, ne segue la vita e se ne prende cura insieme alla moglie Lora come se fossero personaggi viventi della sua realtà: “Tira vento e cadono i fiori dei mandorli (...) Un petalo mi si è appiccicato sulla fronte. L’ho tenuto lì. So che alcuni monaci buddisti li seppelliscono”.


I mandorli dunque come presenza vivente del giardino, un giardino a terrazze che sembra anch’esso un museo, con la natura che è protagonista con piante di ogni tipo oltre ai mandorli: gingko biloba, ciliegi, vigne di uve antiche e uva fragola, rose, aceri. Il giardino appunto, che diventa casa per installazioni artistiche di ogni genere, formelle, fiori di pietra scolpiti con sopra haiku, punti di osservazione e capanne in paglia intrecciata.


Il giardino come estensione della casa e, per dirla con le parole di Rita Giannini, grande conoscitrice di Tonino e sua biografa, “tutto ciò che questo parco contiene, è fonte di dialogo. Come lo è la casa”. Un giardino che con le sue tante terrazze, fatte di muri a secco, che si affacciano sulla valle diviene un punto di osservazione privilegiato sul territorio che lo circonda “La montagna davanti è impolverata di luce, soltanto una sciabolata di sole sul Monte Fumaiolo”, scriveva Tonino.


Un giardino dunque da cui lo sguardo si posa sui boschi, le colline, i torrenti e le montagne e che permette al Poeta di vivere e ammirare appieno ogni stagione, in ogni momento della giornata. Il territorio che si scorge dal giardino è anch’esso protagonista della vita e delle parole di Tonino e comprende la valle del Marecchia, il Canaiolo, il Monte Carpegna e il Fumaiolo, in lontananza la Toscana, e abbraccia la Casa. Tonino ne parlava così: “Ogni tanto mi siedo sulla poltroncina di vimini nella loggetta della mia casa. Davanti a me la parete di una montagna con la cupola verde coperta di cerri e giù fino al torrente Messa campi arati che mettono in mostra vecchie querce isolate (...). Vicino agli occhi (...) un mondo in miniatura (...) e un altro nella valle (...). Spesso mi chiedo se il mio viaggio ha trovato questa lunga e definitiva sosta”.


E così è. Lì, nell’ultima terrazza addossata al Roccione, riposano le ceneri del Maestro incastonate nella Roccia del poeta, circondato dalla bellezza e dai suoi amati mandorli, nel susseguirsi delle stagioni che Tonino ammirava proprio da quel giardino:


Fa la neve
Fa la neve sulle foglie
e sulle penne degli uccelli
che vengono a battere nei vetri per domandare qualcosa.
Tutti i mandorli della casa
scricchiolano come se mangiassero sementi.